La struttura in cemento armato di via Giorgio Perlasca viene chiamata in vari modi.
Per alcuni anni dopo il suo acquisto da parte del Comune, fu chiamata “rudere” in tono dispregiativo. Il rudere fa pensare ad un reperto archeologico semidistrutto e cadente: il termine riassumeva l’atteggiamento di molte persone che faticavano a comprendere il significato dell’operazione. La finitura al rustico non permetteva ad un occhio superficiale di cogliere il valore del manufatto , che finiva per passare da non finito a rudere.
Col tempo il dispregio si è un po’ attenuato ed ora si parla di ex Sartoris, alludendo all’architetto che lo ha progettato insieme all’architetto Lazzaroni. Ma si dice “ex”, come se una volta fosse di Sartoris ma ora non piu’. Poco credibile che con “ex” si intenda “da”, cioè “ progettato da Sartoris”. In ogni modo chiamarlo col nome dell’autore è un bel progresso.
Ma chi era questo Sartoris?
Alberto Sartoris (1901-1998) è stato uno degli iniziatori del razionalismo italiano. Nato a Torino, ha studiato presso la scuola di belle arti di Parigi e Ginevra. Dagli anni ’20 ha svolto una intensa attivita’ teorico propagandistica della architettura razionalistica nata in Olanda col movimento “De Stijl”. In Italia ha collaborato con Giuseppe Terragni, autore della casa del fascio di Como ( sede della Guardia di Finanza in Piazza del Popolo). Sue opere sono sparse in tutto il mondo . Negli ultimi anni della sua vita ha progettato in collaborazione con l’arch. Alfredo Lazzaroni, questa palazzina polifunzionale per conto della “Tessitura Serica Bagliacca S.p.A.” Il progetto veniva pubblicato dalla rivista “Schweizer Architektur” che ne pubblicava l’assonometria.
Insomma, il nostro rustico ha un’origine illustre e densa di valore storico e artistico. Sarebbe sciocco non valorizzarlo per la comunità dei prossimi anni.

