Intervista a Riccardo D'Ambrosio, responsabile "Fondazione Somaschi" di Tavernerio

Intervista a Riccardo D'Ambrosio, responsabile "Fondazione Somaschi" di Tavernerio

Per tanti di Tavernerio voi siete “I padri Somaschi di Ponzate”. Ci spiega meglio chi siete?
Questo istituto è una delle 20 realtà che operano sul sociale e che fanno capo alla “FONDAZIONE SOMASCHI. Onlus ”, fondata dai Padri Somaschi.


Ha 250 dipendenti, un CDA. Oggi per il 90% i dipendenti sono laici, anche se è rimasta l’ispirazione dei padri fondatori. La struttura di Ponzate è nata nel 1987 ed era inizialmente gestita dai Somaschi che poi nel 1990 sono stati sostituiti da laici al 100%. Ospita 20 persone con dipendenza da alcool e droghe. Non sono ammesse persone con doppia diagnosi (dipendenza + problemi psichici importanti) in quanto per le persone con problemi psichici primari è controindicato il tipo di vita dai forti connotati comunitari che invece è tipica della nostra struttura. Sono maschi adulti dai 25 ai 65 anni, per ognuno dei quali viene costruito un percorso personale. Il tempo di permanenza viene definito a seconda degli obiettivi che ci proponiamo. I primi 2 mesi di permanenza sono finalizzati alla conoscenza della persona e dei suoi problemi, seguono successivi step di 2-3 mesi, ognuno caratterizzato da una strategia mirata di intervento. Noi non parliamo mai di “tossicodipendenza” come se fosse una malattia. Si tratta in realtà di un “comportamento” che ha le sue radici nella biografia della persona. Alcuni trovano un lavoro, altri abbandonano la struttura. Tra questi due estremi vi è una varietà di comportamenti: a volte vanno in altre strutture, o viceversa lasciano altre strutture per venire qui. Gli ospiti qui lavorano come terzisti per altre ditte.
Che tipo di collaborazione è possibile con il Comune?
Siamo largamente indipendenti dalla amministrazione comunale, anche se siamo disponibili alla collaborazione. E’ difficile portare avanti forme di collaborazione anche occasionali all’interno della struttura, per gli ovvi motivi di riservatezza. Invece amiamo partecipare a iniziative del Comune fuori della struttura: un ragazzo per es. ha frequentato un corso di computer al Centro Civico di Tavernerio, altri hanno frequentato un corso di Yoga. Ci sono state forme di collaborazione occasionali: per es. un muratore aveva partecipato per qualche tempo ai lavori di restauro della cappella vicino al cimitero o ai lavori di pulizia della passeggiata dei bottini. Tenendo conto di questi limiti, potrebbe essere interessante creare un collegamento con il comune (una news letter?) e coi centri civici in modo da venire a conoscenza delle attività che vi si svolgono o delle iniziative sul territorio e quindi studiare qualche forma di partecipazione.
Come vede Ponzate?
Per noi va benissimo perché ci garantisce un contesto di isolamento e protezione che la città non ci può dare.  Il rovescio della medaglia è che il luogo è un po’ scomodo per che deve uscire e cercarsi un lavoro a Como, ma i vantaggi superano gli svantaggi.
Gli ospiti escono dalla struttura?
Per alcuni mesi escono solo se accompagnati.  Iniziano ad uscire da soli quando dimostrano di essere in grado di farlo, in genere dopo almeno 10 mesi. Di solito vanno in biblioteca a Como, da soli.
I parenti all’inizio non possono far visita agli ospiti: ci deve essere una cesura totale. Poi si dosano i rapporti a seconda dei casi: prima telefonici, poi brevi visite, poi l’ospite può andare a casa.