L'08 novembre 1951 il torrente Cosia e la montagna distrusse una parte di Tavernerio. Ci furono 16 morti di cui 5 bambini. La "frana", oltre alle loro vite, si portò via anche il vecchio acquedotto. Il Comune scelse una soluzione profondamente innovativa acquistando una porzione di terreno in località bosco d'Azara sopra un grande lago sotterraneo tra quelli di Montorfano ed Alserio.
UN CAMPO FOTOVOLTAICO A BOSCO D’AZARA.
I pozzi da cui viene attinta l’acqua dell’acquedotto di Tavernerio e il serbatoio di rimando situato a pochi metri dal pozzo, si trovano nella piana di Albese, in prossimità del comune di Orsenigo. La località si chiama “bosco d’Azara”. La località dovrebbe essere protetta per evitare l’inquinamento della falda acquifera sottostante. Ciò non accade se si osserva che il terreno circostante la struttura è regolarmente coltivato. D’altra parte come illustrato nel precedente articolo, la spesa del comune relativa al pompaggio dell’acqua da -100 m ( livello della falda idrica a bosco d’Azara) a + 200 m ( dislivello rispetto a Ponzate), di circa 250.000 euro/anno impone qualche provvedimento di risparmio energetico. Ciò è tanto più valido in un periodo in cui non si parla d’altro che di economia green, di risparmio energetico, di economia carbon free, cioè basata su energia prodotta senza emissione di anidride carbonica. E, fattore non trascurabile, nella prospettiva dell’arrivo di sostegni economici statali nell’ambito del recovery fund.
Ma quale è il legame tra la necessità’ di proteggere l’area del pozzo e la necessitò di economia green?
Un campo fotovoltaico sull’area protetta: si eviterebbe l’inquinamento della falda legato all’agricoltura e si produrrebbe energia elettrica pulita impiegata sul posto. Si produrrebbero almeno 500.000 KW all’anno con un risparmio di CO2 di oltre 300.000 Kg di CO2. Per abbattere dell’80% la bolletta elettrica dell’acquedotto.
Al fine di utilizzare sul posto l’energia prodotta, si renderà necessario reimpostare il programma di funzionamento delle pompe, in modo da farle lavorare il più possibile di giorno, quando c’è il sole, e ottenere così il riempimento dei vari serbatoi entro la fine del giorno.

